La formazione dei Chakra nei vari stadi di sviluppo dell’individuo e conseguenze psicologiche.

Lo sviluppo dei chakra (le ruote di energia, i centri di coscienza), di cui lo Yoga parla, sono strettamente collegati allo sviluppo psico-affettivo, relazionale e cognitivo del bambino.

Il corpo è un veicolo di coscienza, i chakra sono le ruote della vita che permettono a questo veicolo di muoversi.

Originario degli antichi sistemi dell’India, il termine chakra si riferisce a spirali di energia create dentro di noi dall’interpretazione della consapevolezza e del corpo fisico. Con questa combinazione i chakra diventano centri di attività per la ricezione, l’assimilazione e la trasmissione dell’energia vitale.

Possiamo pensarli come sfere di energia che si irradiano dai gangli nervosi al centro della colonna vertebrale.

Nell’uomo esistono sette chakras principali, centri di energia deputati ad assorbire l’energia vitale e a distribuirla all’esterno.

Corrispondono alle ghiandole endocrine e ai gangli nervosi. Sono situati lungo la spina dorsale, dalla base fino alla sommità della testa. Vengono rappresentati con dei fiori di loto visti dall’alto, con un numero diverso di petali. La pratica del Kundalini Yoga permette di lavorare su questi centri, liberandoli, per permettere all’energia divina, la Kundalini, di fluire liberamente e apportare così dei cambiamenti positivi sia nel corpo fisico che in quello sottile.

I cinque elementi, terra, acqua, fuoco ed aria rappresentano i primi quattro chakra. Il suono, la luce e il pensiero, più eterei, gli ultimi tre chakra. Questi elementi sono una rappresentazione metaforica dell’espressione energetica di ciascun chakra: la terra che è solida, pesante e densa; l’acqua che scorre; il fuoco che irraggia e trasforma; l’aria che soffia; il suono che comunica; la luce che rivela; i pensieri che immagazzinano informazioni.

Il Kundalini Yoga lavora su questa energia che, se opportunamente risvegliata e guidata, attraverso ciascun chakra, può donare all’uomo la piena realizzazione. Attraversando i cicli della vita, l’uomo viaggia attraverso i chakra, per armonizzarli, per soddisfare appieno la nostra natura divina.

Adesso esamineremo la formazione dei chakra, i centri di energia nei vari stadi di sviluppo.

Il primo chakra legato alla sopravvivenza e ai bisogni primari, si forma da metà gravidanza ad un anno di vita. In questo stadio si sperimenta la fiducia, l’adulto di riferimento deve essere capace di soddisfare i nostri bisogni primari, così affermeremo il nostro diritto di esistere. Se tutto va bene ci sentiremo sicuri, connessi e svilupperemo una buona identità fisica. Altrimenti, in caso di adulti assenti, anaffettivi, incapaci di prendersi cura del bambino, quest’ultimo si sentirà insicuro, avrà paura, si sentirà non radicato, senza radici, poco stabile. Avanti nella vita potrà sviluppare problemi legati alla sopravvivenza, come problematiche di salute, paura di perdere il lavoro, la casa, il denaro, problematiche legate al nutrimento e alla prosperità. Sarà poco responsabile, inaffidabile. Senza riuscire a compiere le proprie azioni, non accetterà le conseguenze e ricercherà all’esterno, negli altri la responsabilità dei propri errori. Mancherà di disciplina.

La nostra famiglia determina il modo in cui troviamo il nostro terreno, come formiamo il nostro territorio. Se non siamo stati sufficientemente toccati e tenuti, non possiamo mai essere sicuri di noi stessi emotivamente, del terreno su cui stiamo, poiché non possiamo aver fiducia che gli altri ci sorreggano. Le persone che non sono state sufficientemente sorrette, hanno timore di cadere e si tengono rigidamente lontane dalla terra. (Stanley Keleman)

Il secondo chakra si forma dai 6 mesi fino ai due anni di età. In questo periodo il bambino fa esperienza della dualità, buono e cattivo, piacere e dolore, vicinanza e distanza…comincia a camminare e ad ampliare così il proprio mondo.

Movimento, piacere, desiderio, lasciarsi trasportare dal flusso, la scoperta della sessualità e la colpa connessa al piacere e al soddisfacimento dei sensi. Se il piacere non è permesso, se nella famiglia in cui il bambino cresce esiste solo il senso del dovere, allora ci si può sentire in colpa se si sperimenta o si ha desiderio di provare piacere, e anche da adulti ci si può impoverire e deprivare. La colpa, il demone del secondo chakra, inibisce il movimento, il cambiamento.

I bambini che non possono esprimere piacere, creatività, che vengono puniti da genitori rigidi, possono da adulti sviluppare delle grosse problematiche legate all’integrazione degli opposti e a percepire il diritto di sentire…. Le emozioni sono la nostra carica, la nostra linfa, il nostro conto in banca, vanno riconosciute, accettate, incanalate e trasformate in devozione, così da muovere l’intero universo delle possibilità.

In psicoterapia incontro adulti o bambini con questo tipo di problematiche, bambini abbandonati dai propri genitori e rinchiusi in strutture non idonee alla loro crescita sana in attesa di affido o adozione.

La colpa è il demone del secondo chakra, inibisce il piacere, la gioia, la volontà, il movimento e se mi sento in colpa non riesco ad essere creativa, a gioire, l’assenza di movimento è la morte, la rigidità.

Il terzo chakra si forma dai 18 mesi a circa 4 anni.

Yogi Bhajan diceva che nei primi tre anni il bambino si trova nell’aura della madre, infatti fino a quell’età le madri hanno molte difficoltà a lasciare il figlio per occuparsi di altre faccende, anche se ci sono i nonni o altre figure care di riferimento a prendersene cura. Questa infatti è l’età in cui il bambino comincia a sperimentare l’autonomia, la separazione dalla figura materna. In questa fase deve essere sostenuto e spinto con amorevolezza, solo così potrà costruire un terzo chakra forte e sperimentare il diritto di fare, il potere personale, la volontà, la determinazione.

Nel terzo chakra si converte l’energia in azione, e comincia il processo di individuazione, l’autostima e la formazione dell’io.

Ci sono diversi motivi per cui qualcosa che desideriamo potrebbe non materializzarsi nella nostra vita. Forse non rappresenta la soluzione migliore, o forse l’anima sa qualcosa sullo svolgimento futuro di un percorso di cui ora ci sentiamo attratti, che avrà un impatto negativo sulla nostra crescita.

E’ possibile che ci stiamo sforzando per materializzare qualcosa, oppure che stiamo usando l’energia della forza vitale per alimentare e controllare il processo di materializzazione. Forzare qualcosa è sempre un’indicazione che non siamo in armonia con il flusso e che sfugge qualche informazione chiave.

Anche in questo caso il terzo chakra non è equilibrato. Il demone del terzo chakra è la vergogna, quando ci viene impedito di fare, quando veniamo derisi, quando un’educazione troppo rigida non ci permette di sperimentare e di esercitare il potere, quando il nostro io in formazione viene represso, l’ombra prende il sopravvento e se non viene riconosciuta e integrata, può bloccare il normale sviluppo degli altri chakra e creare disagio nelle fasi successive di sviluppo. Può creare un falso sé.

Questo stadio dunque è decisivo per il rapporto tra amore e odio, cooperazione e ostinazione, libertà di autoespressione e la sua soppressione. Da un senso di autocontrollo senza perdita di autostima, deriva un duraturo senso di buona volontà e orgoglio; da un senso di perdita di autocontrollo e di ipercontrollo estraneo deriva una duratura propensione al dubbio e alla vergogna.

Il quarto chakra, il chakra del cuore si sviluppa nel bambino dai 4 ai 7 anni di età. In questo periodo il bambino comincia a frequentare la scuola, i compiti evolutivi riguardano la formazione dell’identità sociale e dei ruoli sessuali, (è il momento dell’esplorazione del proprio corpo) si sviluppa l’attenzione all’altro, (non ci sono più solo io, ma anche l’altro con i suoi bisogni). Il passaggio dal terzo al quarto chakra permette il superamento dell’egocentrismo, tipico della fase precedente e il riconoscimento dell’altro da sé. Dall’io si passa al noi, vero dono di questa fase. Si formano le prime relazioni tra pari e compare l’amico/a del cuore.

Sono tanti gli adulti che non hanno superato con successo questa fase e i compiti evolutivi ad essa associati.

La funzione è l’amore, quello vero, incondizionato, che trasforma il nostro essere. L’amore è intimità e condivisione delle parti più profonde del sé; amare noi stessi profondamente ci consente di amare l’altro, di accoglierlo, al di là dei bisogni e delle aspettative. Non diamo per avere.

Il quarto chakra è in relazione con la nostra capacità di amare, di aprire il cuore e dare. Quando questo chakra è bloccato si può apparire freddi, insensibili.

Questo chakra governa la gioia e controlla le emozioni. Trattenendo l’amore e la gioia di incontrare realmente l’altro, tratteniamo il respiro.

Il demone è la sofferenza. Le ferite d’amore sono un arresto nella nostra crescita spirituale. La compassione è un elemento del quarto chakra e ci permette di sostenere e di liberare l’altro.

Il lavoro che si può fare in terapia, con un paziente che riporta problematiche connesse con il quarto chakra, è lavorare sul dolore, sul respiro, sul perdono… sull’educazione ricevuta dai genitori e sul contesto nel quale è cresciuto, sbloccare l’energia intrappolata.

Il quinto chakra si forma dai 7 ai 12 anni di età.

Il chakra della comunicazione ci permette di essere creativi, di esprimerci ed ascoltare.

Nelle famiglie a transazione psicotica, dove vige la comunicazione paradossale, i giochi relazionali e i messaggi sono confusivi. Il paziente designato, in questi casi si trova intrappolato in una spirale “folle”, dove è vera una cosa e anche il suo contrario.

Il processo perverso consiste nel porre l’altro in una situazione paradossale per poi rimproverarlo della contraddizione in cui è stato messo.

La teoria del doppio legame riguarda le situazioni in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente pregnante, in cui uno dipende dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale), e l’altro livello, metacomunicativo (non verbale, mimica del corpo, tono di voce ecc..), e la situazione sia tale per cui il ricevente non abbia la possibilità di decidere quale dei due messaggi sia valido, visto che si contraddicono a vicenda e non può neanche far notare l’incongruenza a livello esplicito.

La vibrazione dei Mantra bilancia il nostro quinto chakra.

Il Mantra non è semplicemente una tecnica di risveglio; è di fatto e di per sé stesso uno stato dell’essere, che segna la presenza del Divino.

Il Mantra pulisce la mente, il suono Sacro ci connette al Divino.

Nelle filosofie indiane il suono è considerato l’elemento primordiale della creazione. Il suono, prodotto dal tamburo cosmico di Shiva nel regno celeste, fu donato da Brahma a Saraswati, la coppia di Dei che sovrintendono alla creazione e agli inizi.

L’ordine divino dell’universo, l’essenza dello spirito e l’elemento del suono si intersecano in modo complesso.

Senza suono l’universo precipiterebbe nuovamente nel nulla, rubato dalla madre Kali nel suo atto finale di distruzione.

Il suono ci conferisce il potere di creare dall’interno di noi stessi, usando quelle stesse energie primordiali che creano il mondo attorno a noi.

Mantra è una parola Sanscrita derivante da due radici: man, che significa mente o pensare e trai, che significa proteggere, liberare da. I mantra sono suoni sacri per liberare la mente.

Il quinto chakra dischiude un profondo passaggio tra l’informazione astratta di concezioni, immagini e idee e il regno manifestato del mondo materiale. Ci conduce attraverso il cuore, dove comunichiamo e ci mettiamo in collegamento l’uno con l’altro; attraverso il nostro potere, dove comandiamo e conteniamo; attraverso le nostre emozioni e in profondità, nel coordinamento delle cellule all’interno del nostro corpo. Sul piano spirituale il suono ci solleva, attraverso i chakra inferiori, (usando il corpo, il movimento, la volontà e il respiro), nel regno della risonanza e dell’armonia, dell’informazione e della comprensione. È il principale trasmettitore della coscienza stessa.

Anche se il suono è l’ingrediente primordiale dell’esistenza, è la coscienza-creata dal suo impatto vibrazionale-che forma e mantiene il tessuto stesso della vita.

Lo stadio evolutivo del sesto chakra è l’adolescenza.

È nell’adolescenza che secondo Piaget si sviluppa la capacità di pensare per modelli simbolici ed astratti, il periodo delle operazioni formali.

L’adolescente cerca di sottrarsi, anche se con fatica agli schemi genitoriali per differenziarsi, ricerca modelli differenti che gli permettano di elaborare una propria visione della vita, ricerca l’indipendenza, riflette sul significato della responsabilità e della libertà.

Questo può essere il momento in cui si sviluppa una passione, anche politica.

I compiti evolutivi sono: stabilire l’identità personale, capacità di percepire i modelli. È anche il centro del comando.

I soggetti disturbati a livello psichico non riescono a “vedere” bene, possono essere in preda alle allucinazioni, ossessioni, illusioni, il senso di realtà è disturbato.

L’intuizione, l’apertura del sesto chakra, il terzo occhio, ciò che ci permette di “vedere” oltre…aprirsi al contenuto inconscio, trascendere le limitazioni di tempo e spazio, aprirsi alla consapevolezza infinita, fluire con il cosmo.

I simboli sono gli strumenti del sesto chakra, i mandala ne sono una splendida espressione. Il noto psicoanalista Carl Gustav Jung utilizzava in analisi con i suoi pazienti i mandala per comprendere la psiche.

Il dolore del genere umano è alimentato dall’illusione, il velo di maya, le aspettative…

Nel Kundalini Yoga spesso, durante i Kriya o la Meditazione, ci concentriamo al terzo occhio, per attivare e l’intuizione, e viaggiare, con consapevolezza nel mondo dei simboli, dei sogni, degli archetipi e dell’immaginazione. La percezione, così, diventa più estesa, ricca ed infinita.

Il settimo chakra si forma dall’inizio della vita adulta e durante il corso della vita.

Tra i vari compiti evolutivi, troviamo lo sviluppo della “conoscenza” e la connessione spirituale.

Il chakra della corona, il loto dai mille petali, ci permette di entrare in contatto con la divinità che permea noi stessi e il mondo intero con tutte le sue creature.

Lo scopo del Kundalini Yoga, così come di tante discipline spirituali, è quello di realizzare l’identità universale.

La coscienza individuale passa per la coscienza di gruppo, per arrivare alla coscienza universale.

L’attaccamento è il demone del settimo chakra e la fonte del dolore.

L’attaccamento è la negazione dello stato dell’universo che è un continuo fluire; ecco perché rinunciando alla “fissazione” di controllare tutto, possiamo lasciare andare e“fidarci e affidarci” al cosmo.

“Vibra il cosmo e il cosmo ti libererà il cammino” Yogi Bhajan.

Molti pazienti hanno grosse difficoltà a lasciare andare, la mania del controllo è una grossa patologia e fonte di grande sofferenza.

L’uomo non può controllare un bel niente. Può accadere che i nostri piani vengano da un momento all’altro distrutti da un potere superiore; in quel momento perdiamo i soliti punti di riferimento e ci sentiamo in balia di una forza malvagia che da un momento all’altro, senza alcun preavviso, distrugge la nostra vita e i nostri progetti.

Ecco perché la “visione” e la “conoscenza” sono importanti; lasciare andare, abbandonare credenze e abitudini disfunzionali, espandersi rinunciando al controllo, sentirsi un tutt’uno con l’universo, “sentire” di far parte di un piano superiore che ci guida è necessario per sviluppare una consapevolezza elevata, avere fiducia nella saggezza dell’universo e imparare la lezione che ci viene data.

La trascendenza è la via della liberazione, l’immanenza è la via della manifestazione.

Accogliendole entrambe vedremo il divino all’interno e all’esterno come un’inseparabile unità.

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