Le mie interviste spirituali, una testimonianza su Yogi Bhajan


Nel libro dello scrittore Maurizio Martucci anche l’intervista a Guru Shabad

Il curandero dell’Amazzonia, l’ambasciatore di Osho, il medico del Sai Baba, l’allievo di Pankaj Naram guru dell’ayurveda, la guardia del corpo di Yoghi Bhajan, l’esoterista tantrico del sesso magico, l’ecofilosofa seguace di Tiziano Terzani, il ricercatore della stella degli Dei e il teorico delle Piramidi come fabbrica d’immortalità: sono questi alcuni temi de Le mie interviste spirituali – Dialoghi oltre confine per le nuove esigenze dell’anima (Universo edizioni), l’ultimo libro del giornalista e scrittore Maurizio Martucci.

Il testo racchiude una dozzina di interviste effettuate con autori e personaggi oltre confine, racchiusi in un’avvincente miscellanea di dialoghi alla ricerca della spiritualità e delle nuove esigenze dell’anima tra alchimia, storia, mistica, medicina, olistica, sacro e filosofia.

Ecco uno stralcio dell’intervista rilasciata da Guru Shabad Singh Khalsa De Santis, primo insegnante italiano di Kundalini Yoga:

“Yogi Bhajan, il mio maestro che praticamente all’età di 40 anni è venuto in America e vista la situazione in generale degli americani, dopo sei mesi che insegnava yoga, ha cominciato a insegnare Kundalini Yoga, perché secondo lui non c’era più tempo. Il tempo era poco e serviva qualcosa di più forte in tutti i sensi… Questa pratica però era protetta, come sigillata da una sorta di maledizione.

Guru Shabad Singh Khalsa De Santis

Nel senso che chi l’avesse divulgata all’esterno, rompendo il sigillo, sarebbe morto.

Ma lui, Yogi Bahjan, disse… ‘beh io ci ho provato e visto che non sono morto, continuo a insegnare Kundalini Yoga’. Questa è stata la sua idea di fondo: racchiude un po’ tutti i tipi di yoga ed è molto più rapido. (….) Un praticante sta a terra e fa yoga per tre ore, significa un’ora di Kundalini Yoga perché è composto da Kriya, cioè da una serie di sequenze che sono la giusta azione che fa germogliare un seme.

Possiamo dire che è un circuito composto da asana e pranayama, suoni mantra che praticamente arrivano a determinare un effetto dichiarato: questa è l’idea del Kundalini, cosa che invece con altri tipi di yoga è più difficile, molto più difficile. (…) Kundalini è sempre la forza primitiva che risiede semiaddormentata in quella parte del corpo che non a caso si chiama osso sacro.

Una volta che questa energia viene stimolata e sale, poi lì discende di nuovo nel terzo Chakra e lì succedono delle cose, né più né meno che l’aumento della consapevolezza.

Questo può succedere per tanti motivi anche sotto effetto di droghe, queste espansioni di coscienza Kundalini permette in maniera sicura di affrontare il viaggio mistico e fisico verso se stessi.”

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