Pillole di educazione alla genitorialità
“Sei ancora troppo piccolo per capire”
Tutti i concetti possono essere espressi con parole adatte all’età del bambino.
“Se non fai il bravo non ti vorrò più bene”
Il rischio è la dipendenza dalle figure di riferimento e lo sviluppo di un falso sé, cioè un insieme di atteggiamenti e comportamenti che hanno lo scopo di compiacere gli altri, indossare una maschera per adattarsi ai bisogni e alle aspettative delle figure di riferimento, per essere amati ed accettati. Ciò nel tempo porta a disconnettersi da sé stessi, all’alienazione e ad una possibile nevrosi.
“Te l’avevo detto che non ci saresti riuscito”
L’accento qui è sull’impossibilità di riuscire a fare una cosa o quantomeno provarci per imparare. E se lo sostiene una persona così tanto importante nella nostra vita, ci crediamo. Il rischio è diventare rinunciatari ed accontentarsi. La sfiducia nelle proprie capacità come Mantra della vita.
Bisogna invece guidare il bambino, permettergli di fare nuove esperienze, anche nel caso in cui non dovesse riuscirci. Si può sempre riprovare e imparare dai propri errori.
“Non sai quello che dici”
L’accento in questo caso è sull’incapacità di riflettere, di capire. Si potrebbe invece aiutare il bambino ad esprimere meglio il concetto, dandogli la giusta attenzione.
“Ricordati che puoi fare di più”
In questo caso, ciò che fa non è mai abbastanza, le aspettative troppo alte, inadeguate creano nel bambino tanto disagio e ansia. Bisogna invece gratificarlo per ciò che fa ed aiutarlo a alzare l’asticella poco per volta solo se e quando sarà pronto.
“Sei cattivo”
Si può dire “oggi sei un po’ monello”. “Mamma e papà ti vogliono tanto bene, ma questa cosa che hai fatto non va bene” e spiegarne il motivo. L’accento deve essere sul comportamento sbagliato, mai sulla sua persona.
“Ma allora non capisci, sei proprio scemo”
Il senso di vergogna o rabbia che può scatenarsi nel bambino per questa affermazione può inficiare la sua autostima.
Si potrebbe dire proviamo a capire insieme questa cosa, dando al bambino la possibilità di esprimere il proprio pensiero.
“Tuo fratello ci riesce, impegnati di più come fa lui”
I paragoni sono sempre deleteri, ognuno di noi è meravigliosamente unico e diverso. Invece di far sentire il bambino “da meno” rispetto agli altri, lo si può aiutare a raggiungere il “suo massimo” che può essere diverso da persona a persona.
“Non fidarti mai di nessuno, il mondo è cattivo”
Rafforzare la diffidenza e il conseguente isolamento non è mai una cosa buona. Insegniamo al bambino ad osservare la realtà, a tenere bene i piedi per terra, e capire che “la cattiveria” può essere mossa dal dolore, dalle paure, dall’ignoranza, dalla rabbia, così da aiutarlo a sviluppare la consapevolezza e la compassione.
“Nessuno ti capisce come tua madre o tuo padre”
Non è possibile pensare che nella vita non incontreremo mai nessuno che potrà comprenderci profondamente. Questo pensiero comporta tristezza e alle volte disperazione. Quando il figlio perderà i genitori, si sentirà sopraffatto dall’angoscia e solo al mondo.
“Devi fare ciò che ti dico senza discutere, perché non sei capace”
Queste parole inficiano profondamente l’autostima.
Si può sempre discutere con il bambino, dando voce ai suoi bisogni ed esigenze, guidandolo con autorevolezza e amore.
“Non correre perché ti fai male, non sudare perché ti viene la febbre alta, stai attento perché ci sono tanti pericoli, non giocare sul prato, ti sporchi e poi dovrò lavare i tuoi vestiti, non giocare a calcio perché potresti avere un calcio e farti male…”
Il movimento nel bambino è sacro ed è estremamente educativo, castrarlo con le paure o i fastidi dell’adulto, può inficiare anche la rappresentazione dello schema corporeo e provocare movimenti poco coordinati e goffi.
Queste sono alcune delle espressioni verbali da non dire mai ai bambini, perché possono inficiare la loro autostima. Potrebbero sviluppare insicurezza ed inadeguatezza, sentirsi impacciati e timidi, e aver paura di esprimere sentimenti e pensieri.
Per i bambini praticare il gatka, antica arte marziale indiana, della tradizione Sikh, il cui significato è grazia, fermare la mente, è molto divertente, educativa e apporta numerosi benefici, sia fisici che psicologici.
Migliora la coordinazione, la forza, l’autostima, il senso di sicurezza, il rispetto per sé e per l’altro, aiuta a riconoscere e a gestire molto meglio le emozioni, lo stress, sviluppa la disciplina, la concentrazione, l’attenzione, mantiene la mente centrata e quindi capace di rispondere con efficacia agli stimoli esterni e alle numerose sollecitazioni della nostra epoca.




