Interpretazione della nevrosi secondo il Kundalini Yoga

La nuova vibrazione planetaria

crea maggiore nervosismo, depressione e malattia poiché,

per essere in grado di ricevere una luce maggiore

ed elevarsi a quell’alto livello vibratorio,

è necessario cambiare modo di pensare

e di sentire e cancellare o sradicare dalle proprie vite

quelle credenze e parametri che portano

verso il lato negativo delle cose

e che sono in netto contrasto con la realtà. Vittorio Marchi

 

Secondo Yogi Bhajan la nevrosi nasce dalla mancanza di consapevolezza, quando l’individuo si lascia completamente governare dalla propria mente, non centrata e disconnessa dal cuore. Il nevrotico è un individuo arrabbiato, preda della dualità, disonesto con se stesso e con l’altro. Ingarbugliato nella rete della sofferenza, della ripetizione degli schemi disfunzionali, abitudinari, non vede la bellezza del proprio sé, divino e immortale. Vivere con un nevrotico equivale a vivere con una benda sugli occhi, al buio, intravedendo in lontananza solo un piccolo barlume di luce, quasi inafferrabile. Il nevrotico è infelice perché non contatta la propria anima, ha dimenticato la sua provenienza divina e si lascia soggiogare dalle difficoltà della vita, senza intravederne le opportunità e i messaggi sottostanti, infinitamente preziosi per la propria crescita. Il lamento è la modalità comunicativa tipica del nevrotico che crede di non meritare nulla e “pretende” tutto come un bambino capriccioso immaturo e poco responsabile.

Quando l’anima si unisce alla volontà, si diventa consapevoli, si fa una scelta responsabile e dal cuore ed è in quel momento che si è capaci di prendere un impegno con se stessi e con l’altro, sviluppando carattere.

L’individuo nevrotico non è consapevole delle proprie scelte, sentimenti ed emozioni governano le sue azioni e i suoi pensieri, la sua ombra non integrata regola il suo quotidiano e il suo passato lo imprigiona in una rete vischiosa e apparentemente senza via d’uscita, il cambiamento appare impossibile.

Conquistando la mente, potete conquistare il mondo, sosteneva Yogi Bhajan.

La grazia, la verità e la prosperità derivano da una mente centrata, connessa con il cuore. Al contrario, una mente preda delle emozioni, diventa il nostro peggior nemico e siccome è più veloce del tempo e dello spazio, può procurarci molti guai e molta sofferenza. La delusione che ne consegue ci lascia sfiduciati e gli insuccessi aumentano, attivando così una coazione a ripetere. Essa ci inganna, ci conduce per strade tortuose, ci fa credere di essere potenti, poi ci abbandona quando le cose non vanno per il verso giusto, ci giudica, ci condanna e ci lascia preda dei sensi di colpa, emotivamente piccoli, deboli e vittime dell’ego traditore. La mente deve essere al servizio del cuore, ci è stata data da Dio per comprendere ed esprimere la nostra parte divina e l’intera creazione. Ego, desideri ed immaginazione sono le trappole della mente, non bisogna caderci come delle mosche nella tela del ragno; la mente deve servirci, sostenerci con forza, altrimenti il dolore ci renderà infelici.

La meditazione pulisce il subconscio e non permette alla mente di catturarci nei suoi intrighi e di spargere in ogni direzione l’onda negativa che si crea come conseguenza degli stessi, né di espandere e proiettare pensieri e parole senza alcun controllo su di essi. Una mente ben centrata è creativa, non crede nella cattiva sorte, non cerca responsabili esterni, non “ci mette nei guai”, ma sostiene la crescita consapevole, il cambiamento responsabile in contatto con il sé reale e con l’infinito, possibilità illimitate nella vastità cosmica, ritrovando il potere della preghiera, della purezza e dell’innocenza.

Dice a tal proposito Yogi Bhajan:

La mente è un vasto, autentico meccanismo di processo dei pensieri e delle sensazioni.

Quando focalizzate un pensiero e raccogliete i pensieri associati ad esso, un doppio pensiero, la mente produce sentimenti. Quando la vostra creatività produce altri pensieri circa i sentimenti ed i pensieri, la mente produce fantasie ed immaginazione, un triplo pensiero.

Tutti questi pensieri, sentimenti, fantasie mescolate, contrasti e reazioni e proiezioni. La mente si agita e travisa. Cambia le prospettive e intensifica ogni sensazione.

Per contrastare il sentimento di limitazione, e stimolare la mente, utilizziamo droghe o esperienze forti, ma non facciamo altro che aumentare le problematiche.

Non dobbiamo confrontarci con la nostra mente, non dobbiamo farci intrappolare dalla paura di non riuscire a gestire le situazioni, entrare in ansia e reagire.

Piuttosto alleniamola, indirizziamola, lasciamo che ci segua. Se saremo noi a seguirla, ci indeboliremo e cadremo facilmente nei suoi intrighi. La mente può essere fermata se la nostra relazione con l’infinito è forte; se riusciamo a non farci limitare dalle leggi terrene di spazio e tempo, in continuo cambiamento, perché tutto ciò che cambia creerà sempre dualità e paradossi. Se la nostra mente vibra alla frequenza dell’anima saremo felici. Se saremo in contatto con il nostro sé infinito, saremo un tutt’uno con il Creatore, tanto amato, che non segue le leggi del tempo e dello spazio ed è sempre presente. Con la Shabd Guru, tecnologia quantistica sonora, possiamo diventare consapevoli, attraverso il potere del Naad, corrente sonora che rimuove le distorsioni dell’ego. I Mantra alterano gli schemi della mente e la chimica del cervello. Il suo potere, nel pulire la mente, sta nella sua vibrazione sonora, considerata Sacra. Quando vibriamo un mantra, le vibrazioni sonore vanno a influenzare il corpo, la mente e lo spirito attraverso il movimento della lingua sotto il palato, dove ci sono i meridiani che vanno a stimolare l’ipotalamo, struttura del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali. L’ipotalamo controlla e integra i meccanismi autonomi periferici, l’attività endocrina, molte funzioni somatiche come l’assunzione di cibo, il sonno, la termoregolazione, il bilancio idro-salino.

Controlla inoltre molte attività connesse all’omeostasi e l’ipofisi.

La meditazione pulisce la mente, fino ad arrivare a Shunnya, il vuoto, ci rende consapevoli e intuitivi, La mente meditativa taglia i pensieri negativi e indesiderati. Non si si può smettere di pensare (la mente produce mille pensieri per ogni battito di ciglia), ma si può decidere di tagliare il pensiero negativo verticalmente, così diventa positivo. Alla fine, meditando tutti i giorni, la mente si abituerà a diventare positiva. Non si tratta di fare un viaggio, ma di contattare tutta la sporcizia della mente e dell’inconscio e far uscire da essa un bellissimo fiore di loto, pulire, tagliare e ridefinire.

La mia esperienza personale e professionale, arricchita da diversi studi sulla mente e le sue nevrosi, mi suggeriscono che i pazienti nevrotici hanno perso il contatto con la loro frequenza dell’anima, sono intrappolati nelle basse vibrazioni, nelle gabbie dell’ego e nell’illusione di maya. Preda della mente, dei suoi chiacchiericci continui e del passato, non sono più capaci di connettersi con il sé profondo. Nella nevrosi la corrente ascendente è bloccata. Si somatizza il conflitto, il cui sintomo principale è costituito dall’ansia e dall’angoscia. I pazienti lamentano spesso tachicardia, difficoltà di respirazione, (diaframma bloccato), un peso sul cuore e un groppo alla gola, che spesso è avvertito come una sensazione di soffocamento. È evidente un blocco del quarto chakra e del quinto. Il campo elettromagnetico si presenta “bucherellato” non integro, permettendo alla malattia di entrare perché trova terreno fertile dove poter proliferare. Il cuore è chiuso, perché si prova paura e dolore, non si riesce a stare dritti con la schiena e a portare il torace in avanti, non si riesce a esprimere la propria sofferenza, se non con i lamenti. La capacità creativa e l’arte della comunicazione e dell’ascolto, funzioni del quinto chakra, sono bloccate. Le tensioni muscolari e la mancanza di energia parlano di un corpo che non riesce a far fluire l’energia vitale, il Prana, si accartoccia su se stesso, senza linfa. Tutti i chakra sono disfunzionali, ricorrenti mal di testa, difficoltà di concentrazione e confusione parlano di un sesto e settimo chakra bloccati. Le relazioni sono disturbate, si avverte spesso un senso di inadeguatezza, bassa autostima e incapacità a far fronte al quotidiano, che appare pesante e difficile (terzo chakra debole). Le risorse interne non vengono fuori, l’altro diventa uno strumento indispensabile perché non si è capaci di vivere e di gestire le situazioni da soli. Possono comparire momenti di irritabilità e/o di tristezza immotivati e disturbi dell’umore in senso depressivo.

L’ideazione negativa, racconta di una sfiducia nel sé e nell’universo. Le esperienze disfunzionali e la coazione a ripetere, schemi di un passato doloroso, si ripropongono costantemente. Le cattive abitudini sono dure a morire, in qualche modo ci tranquillizzano perché le conosciamo e poi c’è il vantaggio secondario della malattia: a chi dobbiamo farla pagare?

Quale pena dobbiamo scontare e perché?

L’ansia non è da considerarsi una nemica, anzi…il messaggio che porta è illuminante, ci dice a gran voce, utilizzando un linguaggio simbolico che c’è qualcosa che dobbiamo modificare nella nostra vita. Può essere una problematica affettiva, lavorativa… Ma di sicuro non ci stiamo più ascoltando, non ci vediamo più, ci siamo allontanati dal nostro vero sé, e l’ansia è lì per ricordarci chi siamo e perché siamo su questa terra. La nostra missione…Ecco perché non va zittita, e resa inerme con gli psicofarmaci, bisogna che si “risvegli”.

Il cambiamento fa paura, l’ignoto fa paura. Questo perché non ci fidiamo dell’infinito, altrimenti non dovrebbe essere così difficile, come sosteneva Yogi Bhajan affidarsi all’ignoto e fluire serenamente, affidarsi e non avere l’onnipotenza di pensare di gestire tutto e tenere tutto sotto controllo.

La considerazione che ascolto più spesso dai miei pazienti è: “È più forte di me, dottoressa”. L’ideazione negativa comporta uno stato depressivo e impotenza. La mente deve essere al servizio dell’anima e non viceversa. La consapevolezza deve espandersi. Agire senza reagire. Respirare profondamente, lasciare che l’energia vitale, il Prana si espanda nelle cellule e sblocchi i chakra. Permettere alla Kundalini, il massimo potenziale creativo di risvegliarsi. Avere il coraggio di vivere. Sentirsi un tutt’uno con l’Universo.

Secondo Jung il risveglio della Kundalini, poteva spiegare la bizzarra sintomatologia che alcuni pazienti riportavano in seduta. La conoscenza del simbolismo presente nel Kundalini Yoga avrebbe spiegato la localizzazione fisica dei sintomi, e dato una lettura differente del processo, non più morboso, ma ricco di significati simbolici. Infatti egli riteneva che lo Yoga fosse un contenitore di simboli dell’esperienza interiore, in particolare del processo di individuazione.

Trovava molti parallelismi tra lo Yoga, soprattutto il Kundalini Yoga, la psicologia analitica, il simbolismo dello Yoga Tantrico, il Lamaismo e il Tao Yoga (Dao Yin) in Cina. Tutte queste forme di Yoga, con il loro simbolismo, gli fornivano materiale inestimabile per l’interpretazione dell’inconscio collettivo. Egli stesso praticava Yoga per eliminare le emozioni e per poter continuare le sue ricerche, quando nel periodo della guerra lavorava sull’inconscio.

Jodorowsky nel libro “La danza della realtà” si riferisce al nevrotico come a un individuo con un livello di coscienza limitato. Per poter elevare il proprio stato di coscienza, e divenire libero, occorre cicatrizzare la ferita originale, bisogna liberarsi dai condizionamenti fetali, poi da quelli familiari e infine da quelli sociali. Per poter vivere con gratitudine, occorre essere consapevoli dei propri meccanismi di difesa che bloccano il processo evolutivo e imprigionano l’individuo in una coazione a ripetere dannosa ed estremamente dolorosa, il territorio in cui poter agire diventa limitato e l’uomo si accartoccia su se stesso.

 

Bibliografia:

Bhajan, Yogi, Gurucharan, Singh Khalsa, La mente, le sue proiezioni e le sue molteplici sfaccettature, Roma, Yoga jap, 2018

Bhajan, Yogi, L’insegnate dell’era dell’aquario, Corso di formazione internazionale del KRI per insegnanti di Kundalini Yoga come insegnato da Yogi Bhajan, traduzione a cura di D’isola Marianna e Mattu Stefania, Roma, IKYTA ITALIA, 2012

Jodorowky, Alejandro, La danza della realtà, Milano, Feltrinelli, 2013

Marchi, Vittorio, La vertigine di scoprirsi Dio, Cesena, Macro Edizioni, 2014

 

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