Il blu, un colore divino.

I colori sono energia vibrazionale con frequenze specifiche, una realtà fisica oggettiva che ogni organismo percepisce a vari livelli (fisico, chimico, psichico) e attraverso vari canali (visivo e cutaneo ad esempio). I colori parlano ad ogni organismo vivente, compreso l’uomo, attraverso le loro differenti frequenze, inviando messaggi vibrazionali che arrivano nei distretti più profondi dell’ essere, sollecitando risposte sia a livello fisico sia a livello emozionale.

La scienza del Kundalini Yoga come insegnata da Yogi Bhajan, insegna che l’indossare abiti di colore bianco, possibilmente di fibra naturale, espande l’ Aura della persona e crea una potente interrelazione fra essa e il suo ambiente. Lo spettro di energia luminosa che realizza il colore bianco, contiene le energie di tutti i colori e li rende tutti disponibili per sostenere e potenziare i chakra. Le fibre naturali agiscono come conduttori di energia ed interagiscono con l’ambiente circostante per condurre il Prana verso l’interno e filtrare l’energia negativa o caotica.

Cosi come lo yogi trova la sua naturale affinità con il colore bianco, simbolo di sacralità, spiritualità e purezza, il gatker fa altrettanto con il colore blu. Si potrebbe dire che il bianco sta allo yoga come il blu sta al Gatka.

In realtà il blu e il bianco sono due facce della stessa medaglia in quanto espressione naturale di due forze ancestrali e tra loro complementari, da sempre insite nell’essere umano.

“Se siete bianchi fuori dovreste essere blu dentro e viceversa”, amava ricordare Yogi Bhajan, “perché per fare un santo ci vuole un ladro!”

Il blu del Gatka, colore altrettanto sacro e spirituale al pari del bianco, ci ricorda che oltre alla luce esiste anche l’ombra, quell’ombra racchiusa in ogni essere umano, il bollente calderone dell’inconscio che, inesplorato può essere pericoloso, mentre conosciuto e opportunamente gestito, può divenire fonte di grande forza. E’ la forza che da vita allo spirito guerriero della propria personalità, che non può e non deve rimanere nascosta o soffocata in quanto anch’essa parte attiva del processo di consapevolezza del proprio se.

Guru Nanak nel 18 ° Pauri di Japji Sahib ,descrive gli aspetti più oscuri e ombrosi della personalità umana, e quindi, in umiltà, riconosce che tutta questa ombra è anche parte del divino. 

L’ombra ha una ragione per esistere; l’ombra dentro di noi e negli altri ha un preciso scopo e potere; 

E’ parte di hukam , l’ordine divino dell’universo. 

Guru Nanak

La storia e le vicissitudini legate al colore blu, sono ricche di mistero e simbolismo. Gli antichi Egizi costruivano oggetti di uno splendido colore, il blu egizio, la cui formula andò perduta. Nell’Europa cristiana a partire dal XII secolo, Dio viene assimilato alla luce considerata azzurra. I pittori incominciano a dipingere il cielo di blu (prima era rappresentato con i colori dorato, bianco o rosso) e il manto della Vergine viene, da allora in poi, dipinto con questo colore. Il blu si fa sempre più strada nell’universo iconico medioevale, colorando le vetrate di cattedrali e abbazie. Vi era la credenza che la luce, filtrando tra le vetrate colorate delle chiese avesse proprietà curative. In pittura, è metafora di spiritualità e trascendenza ed ancora oggi nei trattati di cromoterapia, viene considerato il colore del silenzio, della tranquillità e della contemplazione. Queste sono solo alcune delle affascinanti caratteristiche legate al blu.

“Gatka è Il blu delle ore d’ambrosia” (tratto da “108 volte Gatka” di Guru Shabad Singh)

E’ il blu che assume il cielo nelle ore che precedono l’alba quando il nero della notte sfuma lentamente. Esso proviene dall’oscurità del nero ma tende a liberarsi dalle sue ombre per andare verso il bianco.

Nella pratica del Gatka il blu rappresenta altresì il servizio, il momento in cui si comincia a restituire con operosità e disciplinata osservanza delle norme. ciò che si è imparato nella prima fase di apprendimento. E’ il blu che non a caso si intravede talvolta in certi simboli civici convenzionali come la Croce Blu, i Caschi Blu o le tute blu.

La fase del blu alchemico, sulla quale James Hilmann, psicologo analista junghiano, si sofferma con grande profondità e precisione, è un passaggio metaforicamente molto significativo in psicoterapia, in quanto è considerabile come ciò che resta di utile di uno stato negativo (il nero), che non può e non deve essere eliminato in quanto necessario come esperienza, consapevolezza, accettazione del lato oscuro. Il livido blu più o meno permanente è ciò che consente al bianco della personalità di non diventare ingenuità, candore, verginità senza coscienza del male, della sofferenza e della caoticità dell’inconscio nascosto.

In equal misura nel Gatka, il blu rappresenta proprio lo spirito del guerriero che fa da scudo alla santità dello yogi, permettendo in tal modo la libera espressione del binomio Santo-Soldato. E’ bene esercitarsi, in combattimento come nella vita, perseguendo la santità di colui che si dedica alla rettitudine con pensieri, parole e azioni, impegnandosi altresì a perseguire lo spirito del Soldato, ovvero di colui sempre pronto a difendersi lottando contro le ingiustizie.

Il blu protegge quindi il bianco del proprio essere dall’ingenuità e assume a livello interiore un significato di valore altrettanto prezioso come il sangue blu per la nobiltà, i nastri azzurri delle premiazioni, e le molte immagini mitologiche di “divinità blu”.

Come afferma Hillman, la fiamma ascendente è bianca, ma proprio alla sua base, come un piedistallo, vi sono una luce blu e una nera la cui natura è distruttiva. La fiamma blu-nera attira le cose e le consuma, mentre il biancore continua a fiammeggiare al di sopra. Il blu e il bianco sono racchiusi nello stesso fuoco, ed è in virtù della sua stessa natura che la fiamma blu può consumare l’oscurità di cui si nutre permettendo l’ergersi del bianco.

Secondo Hillman il blu è legato ad una particolare esperienza psichica in cui si oltrepassa un confine, la linea che separa l’ordinario dallo straordinario, il tempo dal non-tempo, l’apparenza delle cose dalla loro realtà enigmatica. Theodor Fechner, uno studioso tedesco del XIX secolo, intorno ai quaranta anni attraversò un periodo molto difficile, una sorta di malattia creativa caratterizzato da uno stato di profonda introversione. Fechner non poteva sopportare la luce del giorno, poteva mangiare e bere in misura molto ridotta ed era stato costretto ad abbandonare tutte le sue attività. Un giorno egli lasciò la sua camera ed andò in giardino. Lì ebbe un’esperienza che avrebbe influenzato profondamente tutta la sua lunga esistenza successiva: rimase abbagliato dalla bellezza e dall’armonia della natura ed ebbe l’intuizione che i fiori avessero un’anima. Questo stato di grazia, che segnò il suo ritorno alla vita, gli aprì le porte di una grande creatività. Fechner si dedicò alla filosofia della natura, formulò il principio del piacere, un assunto che fu poi ripreso da Freud e scrisse molti libri, il primo fu Nanna, ovvero l’anima delle piante (Nanna è la dea germanica della flora).

Fechner, sostiene Hillman, osservò il suo giardino attraverso le lenti blu che gli erano necessarie per i suoi problemi di vista. La contemplazione della natura, attraverso un filtro blu che creava un ponte con l’invisibile, permise allo studioso tedesco di accedere ad un’esperienza estatica in cui l’anima dei fiori e delle piante gli apparve nella sua essenza scintillante. Hillman segue il linguaggio metaforico dell’alchimia e il colore blu diviene la trama sottile della vita che tiene insieme le cose visibili e invisibili, il colore del divino e le sue manifestazioni arrivando ad una percezione sospesa tra realtà e immaginazione, tra il mondo esterno e quello interno.

Vi sono forme di conoscenza che non vengono acquisite attraverso meccanismi logico-razionali. In certi momenti l’individuo si trova in una condizione che permette l’accesso ad un sapere visionario, in cui si può ‘vivere e gioire dell’essenza delle cose’. Si tratta di un particolare stato di coscienza, un’esperienza di tipo estatico, che avviene in una sospensione del tempo ordinario. Questo permette di guardare oltre la cortina del pensiero logico e di contemplare l’essenza scintillante del mondo, come fece Fechner. Spesso queste esperienze sono mediate dal blu, come se questo colore fosse un ponte che conduce a sprazzi di conoscenza, come lampi blu che illuminano uno specchio scuro.

Un particolare stato di percezione, che nel Gatka prende vita nel momento in cui si raggiunge lo stato di Mente Neutra, che conduce nel cosiddetto punto Zero o Shunya in cui la personalità del combattente si annulla ed egli diviene uno strumento del divino in connessione con l’Infinito.

Riferimenti e approfondimenti:

– “Viaggio intorno al blu”, Maria Fiorentino

– “Blu alchemico e unio mentalis”, James Hillman.

Ultimi articoli:


Share via
Copy link