L’Ayurvedica scienza millenaria applicata ai nostri giorni

L’Ayurveda, Scienza della Vita, è un sapere millenario che descrive principi sopravvissuti ai secoli e giunti fino a noi, valicando i confini geografici e culturali.

Ora più che mai stiamo assistendo al loro diffondersi capillare e alla crescente integrazione di questi anche da parte di operatori della salute di orientamento allopatico. 

Sempre più persone destinano le proprie vacanze al soggiorno in centri ayurvedici in India per poter beneficiare pienamente di trattamenti e cure ayurvediche.

Al contempo si sta assistendo in Occidente al sorgere di centri ayurvedici, che offrono la suddetta possibilità di terapia, con la conseguente migrazione di operatori e medici ayurvedici dall’India, ove la loro presenza, in alcuni contesti, sta iniziando a scarseggiare.

Ma cosa spinge a questa corsa all’Ayurveda?

Qual è la promessa della millenaria Ayurveda che oggi desta tanto interesse?

La risposta è ampia, ma si può riassumere in una parola: riconnessione.

Il nostro stile di vita ha condotto a un graduale allontanamento dall’ascolto di noi stessi e a ciò che l’Ayurveda individua come origine di ogni squilibrio: l’uso scorretto dei sensi e l’errore dell’intelletto, il Praghyaparadh.

Siamo Microcosmi costituiti dai Panchamhabhuta (Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) proprio come il Macrocosmo e poiché quest’ultimo è perturbato da un eccesso di Vata, Vayu in sanscrito, l’Energia Aria/Etere che tutto muove, anche noi siamo pervasi e perturbati da questo eccesso di movimento.

La Charaka Samhita 2500 anni fa così descriveva Vayu in squilibrio:

…quando Vayu è incollerito nel mondo (…) erode i monti e i picchi, scuote gli alberi, crea tempeste nei mari, fa straripare i laghi, inverte il corso dei fiumi, fa tremare la terra, gonfia le nubi, rilascia nebbia, tuoni, polvere, sabbia, pesci, rane, serpenti, sostanze corrosive, sangue, pietre, fulmini, altera le sei stagioni, non fa crescere i raccolti, crea calamità per le creature, provoca la non nascita degli esseri… Quando è incollerito nel corpo, lo affligge con ogni sorta di disturbi che riducono forza, colorito, benessere e durata di vita, sovreccita la mente, danneggia gli organi di senso, distrugge, deforma o fa ritenere troppo a lungo il feto, genera paure, tristezza, confusione, abbattimento e logorrea, blocca i soffi vitali…

Questo squilibrio di Vayu nel mondo influenza il Vayu del nostro Corpo, nella nostra Mente e nel nostro Spirito, ma poiché anche il nostro Vayu influenza l’ambiente in cui ci muoviamo, se agiamo per tenere il nostro Vayu interno in equilibrio, a beneficiarne non siamo solo noi ma anche il nostro contesto; perciò occorre impegno da parte di ognuno.

L’Ayurveda si occupa in primis di regolare Vayu, il Dosha Vata che con il suo giusto movimento, le sue giuste direzioni, la sua giusta intensità, va a regolare le altre due energie Pitta e Kapha formate dalla combinazione dei Panchamahabhuta.

Quali sono gli strumenti di cui si avvale?

La Scienza Ayurvedica ci viene in aiuto con consigli su misura in base alla nostra costituzione (Prakriti in equilibrio o Vikruti se in squilibrio), con trattamenti corporei, consigli di alimentazione e stile di vita, pratiche di Yoga e Meditazione per ristabilire la connessione con noi stessi e giungere a un ascolto interiore profondo, perché contrastando l’errore dell’intelletto e l’uso errato dei sensi, compiamo scelte consapevoli e benefiche e la nostra piena realizzazione, generando una vibrazione armoniosa che contribuisce a elevare il mondo che abitiamo.

Sforza Maria Laura – Operatrice ayurvedica, insegnante di Kundalini Yoga, laureata in Igiene, diplomata in Scienze biologiche integrate. 

Bibliografia:

Iannaccone, Ernesto, Il filo degli Insegnamenti, Traduzione integrale del Sutrasthana della Charaka Samhita con estratti dell’ Ayurveda Dipika di Chkrapani, Torino, Edizioni Il mio libro, 2013.

Vinod, Verma, Ayurveda, La Scienza della Vita L’Arte del Curare Indiana, Metodi e Ricette ad uso degli Occidentali, Roma, Edizioni Mediterranee, 1994.

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