Mio figlio è vittima di bullismo: cosa fare!?

Pillole di educazione alla genitorialità

Il bullismo è considerato un comportamento aggressivo perpetuato spesso nei confronti di una persona percepita come più debole, da un punto di vista fisico e/o psicologico. C’è sempre un’asimmetria di potere tra il bullo e la vittima; quest’ultima non sempre riesce a difendersi, spesso ha paura e si percepisce debole e indifeso. Il bullo mette in atto intenzionalmente il comportamento aggressivo, per recare un danno alla vittima. Quasi sempre l’atto aggressivo si ripete nel tempo, diventando sistematico, a meno che la vittima non decide di parlare di ciò che sta accadendo con persone fidate. Se si tratta di un bambino, in genere è il genitore o l’insegnante che viene messo al corrente della cosa.

Il comportamento aggressivo è sempre un atto di prevaricazione e influisce profondamente sugli aspetti psicologici della vittima, che si tratti di bullismo verbale, fisico, sociale, relazionale, o cyberbullismo.

La prima reazione di un genitore; se la vittima del bullismo è un bambino; potrebbe essere di rabbia e tristezza allo stesso tempo: nessun genitore vorrebbe vedere i propri figli soffrire o trattati senza nessun rispetto. Ma prima di pentirsi di alcune reazioni impulsive, è bene capire quale sia il problema:

– parlatene sempre con i vostri figli, Il dialogo è fondamentale nel rapporto genitori/figli, specialmente in questa circostanza. Apritevi con loro e cercate di capire quali sono i loro timori, date voce alle emozioni che accompagnano il racconto del “fatto”;

– Sedetevi con loro e ascoltate tutto quello che hanno da dirvi, facendoli sentire aiutati, protetti, supportati e compresi;

– Spieghiamo a nostro figlio che non è colpa sua, che non ha fatto nulla di sbagliato, che non è stupido o inadeguato;

– Andiamo a scuola a parlare con il corpo docente e con il dirigente scolastico, perché anche loro devono essere coinvolti se gli atti di bullismo avvengono a scuola; sarebbe bene coinvolgere anche la famiglia del bullo e organizzare in classe un dibattito sul bullismo, cercando di dare spazio anche alle argomentazioni e agli eventuali sensi di colpa dei genitori del bullo;

– Fate in modo che la scuola metta in atto le procedure previste in caso di bullismo nel gruppo classe che prevedono anche il coinvolgimento dello psicologo scolastico. Sarebbe opportuno in questi casi organizzare dei seminari sull’educazione alla genitorialità;

– Dite a vostro figlio di non reagire: è esattamente quello su cui il bullo conta;

–  Tenete un registro: raccogliete quante più informazioni possibili riguardo a quanto avviene e al bullo, così da poter esaminare al meglio la situazione. Se le molestie avvengono online, raccogliete prove fotografando, stampando e copiando le schermate dei messaggi incriminanti;

– Se necessario chiedete aiuto a uno psicologo;

–  Ampliate il campo di amicizie e interessi di vostro figlio: incoraggiate vostro figlio a sviluppare amicizie al di fuori della sfera scolastica, e a partecipare ad attività che aiutino a rinforzarne l’autostima, il senso di sicurezza e la consapevolezza di sé. Spesso le vittime di bullismo sono bambini insicuri, con varie difficoltà, relazionali, sociali, cognitive e/o fisiche.

– Aiutate vostro figlio a coltivare le proprie competenze affettive e socio-relazionali: aiutatelo, ad esempio, a lavorare sulle proprie capacità di reazione e di ripresa, a trarre lezioni dagli ostacoli che incontra nella vita quotidiana, a fronteggiare circostanze sfavorevoli, a sviluppare strategie di risposta efficaci. Lavorate sull’autostima;

–  Allertate la Polizia: se l’aggressione assume caratteristiche più gravi e allarmanti, degenerando ad esempio in episodi di violenza, ricatto o tentata estorsione, o sfociando in episodi di autolesionismo o di tentato suicidio, non esitate a rivolgervi alle autorità;

–  Partecipate alle attività scolastiche volte a contrastare il bullismo;

– Non incitate i vostri figli alla violenza perché complichereste le cose. Combattere l’odio con altro odio non è mai la soluzione giusta;

– Consigliate loro di ignorare i bulli. L’indifferenza è un’arma da non sottovalutare. Una persona prepotente, solitamente, prova maggiore piacere a provocare qualcuno che sa che reagirà;

– alcune situazioni sono più complicate di altre. In tal caso, quando il dialogo non basta, potete rivolgervi ad una figura professionale, che vi potrà dare il supporto di cui necessitate;

– Anche il bullo e la famiglia del bullo vanno aiutati, spesso la situazione familiare è problematica e il bullo può avere un vissuto di violenza familiare, di trascuratezza, che alimenta la rabbia e il desiderio di rivalsa nella vita e sugli altri.

L’informazione, la formazione, l’ascolto e il sostegno psicologico sono carte vincenti per la risoluzione delle problematiche relative al fenomeno del bullismo.

Bibliografia:

Ammirati, Antonella, Bullismo: scuola secondaria di primo grado: cosa fare (e non): guida rapida per insegnanti, Trento, Erickson, 2023.

Porcu, Stefano, Secci, Davide, Competenze contro il bullismo: dieci capacità da imparare e insegnare per non subire il bullismo. Per ragazzi, genitori, insegnanti e educatori, Cagliari Arkadia, 2021.

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