Psiconcologia: Non è un Lusso, è Terapia Vitale.

Perché l’integrazione del supporto psicologico nel percorso oncologico non è solo una questione di umanità, ma un fattore determinante per l’esito clinico, la qualità della vita e la stessa sopravvivenza.

​Il cancro è una diagnosi che squarcia il velo della normalità, trasformando radicalmente non solo il corpo, ma l’intera esperienza di vita della persona e della sua famiglia. Per troppo tempo, la lotta contro il tumore è stata confinata esclusivamente al campo della medicina fisica, concentrandosi su bisturi, radioterapia e chemioterapia.

​Ma la malattia oncologica non è un’entità puramente biologica; è un’esperienza umana che genera un carico di sofferenza psicologica (ansia, depressione, trauma, paura della recidiva) che può essere altrettanto devastante come il tumore stesso.

​È qui che interviene la Psiconcologia: una disciplina scientifica che si pone all’intersezione tra l’oncologia e la salute mentale. Il suo scopo non è semplicemente offrire una “spalla su cui piangere”, ma fornire un supporto clinico integrato e basato sull’evidenza, essenziale per la gestione dei sintomi, la corretta adesione alle terapie e il miglioramento complessivo della Qualità della Vita (QdV).

La diagnosi e il trattamento del cancro innescano una cascata di stressors che vanno ben oltre la sfera biologica. La sofferenza psicologica non è un segno di debolezza personale, ma una reazione normale a un evento traumatico che impatta su ogni aspetto della vita.

​La paura della morte, della recidiva e del dolore dominano infatti il quadro emotivo. L’ansia anticipatoria che precede le visite di controllo o le sessioni di chemioterapia è comune e può diventare invalidante.

​Il lavoro dello psiconcologo (psicologo o psicoterapeuta specializzato che opera come parte integrante del team oncologico) è quello di supportare il paziente, la famiglia e persino il personale curante in tutte le fasi della malattia.

Il lavoro terapeutico aiuta anche a prevenire l’insorgenza di disturbi psichiatrici importanti, come il Disturbo Depressivo Maggiore la cui prevalenza clinicamente significativa tra i pazienti oncologici varia tra il 15% e il 25% o il  PTSD (Disturbo post traumatico da stress) presente nel 10-20% dei pazienti oncologici.

​Lo psiconcologo non si limita a un sostegno generico, ma utilizza strumenti clinici specifici, come gli interventi Cognitivo-Comportamentali (CBT), cruciali per affrontare l’ansia, la depressione, l’insonnia e la paura della recidiva. Aiutano il paziente a ristrutturare i pensieri negativi e a sviluppare strategie di coping (adattamento) più efficaci.

​Siccome la malattia non è mai solo del paziente, ma dell’intero nucleo familiare, importante è anche il lavoro svolto con i caregiver, che sono a rischio elevato di stress cronico, ansia e depressione. Lo psiconcologo fornisce loro uno spazio sicuro dove possono esprimere le loro paure e ricevere strumenti per gestire l’enorme carico assistenziale ed emotivo senza esaurirsi.

Inoltre un aspetto spesso sottovalutato è il ruolo dello psiconcologo nel supportare i colleghi. Fornisce consulenza e debriefing per aiutare medici e infermieri a gestire l’impatto emotivo legato alla morte, alla sofferenza cronica e alla frustrazione terapeutica.

​La psiconcologia, operando su tutti questi fronti, garantisce una visione olistica della cura, trasformando l’ospedale in un luogo dove si cura sia la malattia che la persona nella sua unicità.

Dell’Imperio Cinzia – Psiconcologa

 

Bibliografia:

Mussa, Antonio, Torta, Riccardo, PsicOncologia, Il modello biopsicosociale, Torino, Centro Scientifico Editore, 2014.

Onofri, Antonio, La Rosa, Cecilia, Il lutto, Roma, Giovanni Fioriti Editore,2015.

Costantini, Anna, Biondi, Massimo, Grassi, Luigi, Manuale pratico di Psico-Oncologia, Roma, Il pensiero scientifico Editore, 2009.

Bonucci, Massimo, Marino, Francesco, Principi di Oncologia Integrata, Milano, Tecniche Nuove, 2019.

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