Guai a porre delle domande, interrogativi o quantomeno delle giustificate attenzioni verso il nuovo mondo robotico e artificiale che sta sorgendo, si rischia di essere etichettati come antichi o non al passo dei tempi, che “cambiano”. Ma la diffusione sempre più massiccia dell’Intelligenza Artificiale tra le nuove generazioni chiede un’assunzione di responsabilità da parte degli adulti e non solo.
Al Safer Internet Day 2026, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete, del 10 febbraio, Telefono Azzurro ha richiamato l’attenzione sulla salute mentale dei ragazzi fruitori dell’IA, mentre l’Unicef ha stilato 9 consigli per i genitori per continuare ad essere educatori anche in quella che definisce ‘l’era dell’IA’. Telefono Azzurro ha ricordato che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato e che 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Dagli studi è sempre più evidente, ha fatto notare Telefono Azzurro, una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.
Secondo i dati di una indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGpt) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. ChatGpt risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%). Se l’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, emerge anche che il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente.
Accanto ai benefici percepiti, emergono anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza.
Quanto al prontuario per i genitori, tra gli altri sette suggerimenti dell’Unicef, c’è “mantenere l’IA nella giusta prospettiva” perché “ciò che conta di più è l’ambiente in cui i bambini crescono e prosperano. Le relazioni, le routine e gli interessi vengono prima di tutto”. Porsi degli interrogativi costruttivi è sinonimo di intelligenza e libertà. Nessuno vuole ritornare all’età della pietra, ma creare dei punti di riflessione verso una nuova forma di totalitarismo, chiamata tecnologia senza scrupoli è un nostro diritto. “IA completa il processo di grande cambiamento d’epoca iniziato con la Rivoluzione industriale e ci fa entrare in un nuovo tipo di civiltà diversa da quella nota sinora. Da “cittadini umani” stiamo diventando “cosmopoliti post-umani” che si rapportano in modi nuovi con la natura inerte e variamente vivente.
Continuare a vedere l’IA come mero cacciavite più potente significa non cogliere il significato del controllo del mondo mentale e delle sue conseguenze sociali e antropologiche. Prenderne atto è la condizione per una riflessione etica e politica all’altezza della sfida.
Sitografia:
www.ansa.it




